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"Esercizi di stile" per blogger

Il libro originale in lingua francese è opera del "Maestro dell'Artificio" Raymond Queneau. Più che un libro è un esperimento sulle possibilità del linguaggio. Il gioco consiste nel fornire ben novantanove variazioni sul tema di un episodio di vita quotidiana, così semplice da risultare banale. Queneau rivisita dunque un mini racconto utilizzando diverse figure retoriche, diversi generi letterari, diversi campi lessicali... 

Per quanto riguarda la lingua italiana  la traduzione (che poi traduzione non è), è opera di Umberto Eco, il quale non traduce, ma codifica le regole del gioco di Queneau e le adatta alla lingua italiana. 
Nella versione Einaudi c'è il testo a fronte in francese, per chi conosce la lingua è veramente interessante anche fare qualche confronto! 

Lo trovo un libro geniale che consiglio a tutte voi, amiche blogger. Lo considero un must per chi ama scrivere. Siccome scriviamo attraverso le parole, dovremmo tutte ambire a diventare "Maestre dell'Artificio". 

Nella sua straordinarietà il libro si presta a più usi, anche in ambito didattico. Io l'ho usato con alcuni studenti di italiano di L2 ma è perfetto anche per ragazzi della scuola media inferiore e superiore per approcciarsi alla grammatica in un modo inconsueto.


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma.

La grammatica è una canzone dolce

Adoro la grammatica, non posso farci niente, è più forte di me.  Quando leggo qualcosa di scritto veramente bene, resto lì ad ammirare le frasi come se fossero un'opera d'arte. E proprio come quando si è innamorati di qualcuno e si vuole sapere tutto di lui, io sono avida di conoscenza e voglio sempre scoprire il perché delle regole. 

Non tutti però la pensano come me. Anzi, nella maggior parte dei casi la grammatica è vista proprio male. Brutti ricordi scolastici? Quel congiuntivo che non viene? Semplice indifferenza? Se rientrate in questa seconda categoria (niente di male, eh!), vi consiglio vivamente questo libro: La grammatica è una canzone dolce di Erik Orsenna.



Leggete come Orsenna descrive i nomi, gli articoli e gli aggettivi.

Le parole si organizzano in tribù, come gli umani. E ogni tribù ha il suo mestiere. Il primo mestiere è quello di indicare le cose [...] Ecco il primo mestiere delle parole: mettere su tutte le cose un'etichetta per raccapezzarsi. Le parole incaricate di questo difficile compito sono i nomi. [...] 
la piccolissima tribù degli articoli. Il suo compito è semplice e quasi inutile, confessiamolo. Gli articoli camminano davanti ai nomi scuotendo un campanello: attenzione, il nome che mi segue è un maschile; attenzione, è un femminile! [...] 
Nomi e articoli vanno a spasso insieme, dal mattino alla sera. E dal mattino alla sera, la loro occupazione preferita è quella di trovare vestiti e travestimenti. [...] I negozi sono gestiti dalla tribù degli aggettivi. 
Penso che l'insegnamento della grammatica nelle scuole sia lontano anni luce da questo modello. Eppure, con un po' di impegno e fantasia, anche le cose apparentemente più ostiche e antipatiche, potrebbero essere insegnate in un modo tale da appassionare gli studenti!

Erik Orsenna ha scritto anche: Ultime notizie dagli uccelli, I cavalieri del congiuntivo e La danza delle virgole.


Con questo post partecipo all'iniziativa Il Venerdì del Libro di Homemademamma. 

Perché non insegnare inglese ai bambini


Certo che detto così, da una laureata in lingue, fa anche un po' ridere. 
"Ma perché non parli inglese alle tue bambine?" E' la domanda che mi sento rivolgere in continuazione da parenti, amici, conoscenti e sconosciuti di turno. 

Sputo subito fuori il rospo: non trovo giusto che dei genitori italiani parlino inglese in casa per far diventare bilingui i propri figli. Ammesso e non concesso che la conoscenza della lingua sia eccelsa, come la mettete con il bambinese? 
Bibi, vieni dalla mami. Ti sei fatto la bua? Bacino e passa tutto. 
E se non sapete come fare e chiedete a Google Translator. Ecco il risultato che non è propriamente British English. 
Bibi, come from mami. You made the boo-boo? Basin and passes everything. 

Scherzi a parte, ci sono una serie di considerazioni che ho fatto nello scegliere di non parlare inglese alle orsette: 

Lingua è affettività. Attraverso il linguaggio trasmettiamo emozioni e affetto. Io non penso di essere in grado di trasmettere il mio affetto in modo spontaneo in una lingua diversa dall'italiano. (Forse solo il dialetto in alcuni casi potrebbe essere equivalente o addirittura superiore). 
Lingua è cultura.  Una lingua è indissolubilmente legata alla sua cultura. Parlare una lingua senza far parte di quella cultura vuol dire snaturarla, presentarla in maniera incompleta, sfalsarla. 
Lingua è musicalità. Le parole compongono le frasi proprio come i suoni compongono una melodia. Una melodia per essere corretta deve avere la giusta successione di note ma deve anche essere ben suonata. Perciò, per quanto la mia pronuncia sia corretta, non avrà mai il giusto suono, quello originale. 
E cosa più importante la mamma è una mamma e non una maestra. Lascio volentieri il compito di insegnare in maniera sistematica la lingua a chi ha questo ruolo. 

Quello che faccio a casa è tentare di esporre il più possibile le orsette alla lingua inglese attraverso "materiale originale": canzoni, cartoni, filastrocche, libri, internet... ma magari di questo parlerlò più approfonditamente in un altro post. Nel frattempo potete dare un'occhiata ai libri in inglese che ho già recensito.

Sempre sul tema
Come insegnare inglese nella scuola dell'infanzia
Inglese come? Aneddoti 

Italiano L2 - considerazioni


"Italiano L2" non è una parolaccia ma significa "italiano come lingua seconda" ovvero tutto ciò che si riferisce all'insegnamento dell'italiano rivolto a un non madrelingua. 

E' da qualche anno che sono approdata in questo campo e devo dire che mi dà molte soddisfazioni perché mi permette di entrare a contatto con persone diversissime e dalle culture più disparate. Un conto è insegnare italiano a un russo che è in Italia per lavoro e un conto è insegnarlo a un francese che lo studia per un percorso accademico. 
E' un lavoro che mi entusiasma perché mi permette di sfruttare la mia conoscenza delle lingue e delle culture che ho studiato e mi obbliga a metterle in campo per creare un progetto di apprendimento per i miei studenti. 

Ho sempre avuto studenti adulti. Recentemente però ho cominciato un percorso con due bambine americane (sorelle di 8 e 9 anni). Il contatto con loro e con la loro famiglia mi ha portato a riflettere sulla complessità dell'insegnamento in questo particolare settore che non è mai finalizzato all' insegnamento in sè.

Ecco cosa bisogna considerare prima di qualsiasi intervento educativo:
1. Il contesto. Le bambine sono state catapultate da un giorno all'altro in una nuova realtà. Non solo nuova lingua, ma nuova casa, nuova città, nuovo stato. 
2. Le relazioni sociali. Un individuo si definisce in parte per le relazioni che crea con gli altri individui. Le relazioni sociali delle bambine sono state annullate e devono essere ricostituite secondo nuovi codici. 
3. La scolarizzazione. Le bambine entrano nell'istituzione scolastica italiana con un background scolare completamente diverso. 

Ecco gli interventi da programmare prima di iniziare l'insegnamento vero e proprio (semplificando):
1. Far conoscere alle bambine il luogo dove vivono. Usciamo in passeggiata, facciamo il giro del quartiere, leggiamo le insegne dei negozi, ascoltiamo suonare le campane. 
2. Conosciamo i bambini che abitano nel quartiere, giochiamo insieme al parco-giochi, riceviamo un invito per fare merenda insieme. 
3. Scopriamo cosa aspettarci dalla scuola, compriamo insieme il materiale che ci serve, prepariamo il sacchetto per ed. motoria, compriamo i quaderni e capiamo dove si scrive su un rigo di terza! 

Questa era una premessa che andava fatta. Prossimamente qualche post su alcune attività di italiano L2. 

9 modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura


1 - Presentare il libro come una alternativa alla Tv
2 - Presentare il libro come una alternativa al fumetto
3 - Dire ai bambini di oggi che i bambini di una volta leggevano di più
4 - Ritenere che i bambini abbiamo troppe distrazioni
5 - Dare la colpa ai bambini se non amano la lettura
6 - Trasformare il libro in uno strumento di tortura
7 - Rifiutarsi di leggere al bambino
8 - Non offrire una scelta sufficiente
9 - Ordinare di leggere

- Gianni Rodari - 
Cosa ne pensate? 

Five Little Pumpkins


Halloween può essere un' occasione per qualche attività divertente in inglese.
Ecco una bella filastrocca! Allenare i bambini alla memorizzazione e/o drammatizzazione di piccole nursery rhymes è molto importante per la pronuncia; i bambini interiorizzano suoni  che non sono presenti nella loro lingua madre e imparano a riprodurli.




Inglese come? Aneddoti


Ho avuto la fortuna di insegnare 2 anni inglese nella scuola dell'infanzia ...  poi la vita mi ha portato in altre direzioni (sempre interessanti ma diverse). Sono stati anni illuminanti che mi hanno fatto capire come quante risorse abbiano i bambini e come siamo noi adulti con i nostri limiti a tappargli le ali!

Vi riporto qui alcuni aneddoti divertenti che mostrano però i principi di un approccio naturale all'insegnamento.
Premetto che ho sempre parlato inglese con i bambini.

1. Alla seconda lezione un bambino mi saluta dicendo: "Life is now" (slogan di una famosa pubblicità).
Mi direte che l'affermazione non è pertinente con il contesto ...  ma eccome se lo è: il bambino ha capito che la maestra utilizza un codice linguistico diverso dal suo ed è andato a pescare nella sua mente pezzi di quel codice e ha fatto un'associazione corretta!

2. Due bambini litigano e si picchiano. Lì prendo in disparte e in inglese li sgrido. Alla fine della ramanzina invito i bimbi a chiedersi scusa, sempre in inglese. La risposta dei bimbi è stata: "Scusa" (in italiano).
Ovviamente i bambini non hanno capito una parola di quello che ho detto ma il contesto, la gestualità, il tono hanno fatto loro intuire il messaggio e hanno risposto di conseguenza.

3. "Maestra, ma tu vieni dall'Inghilterra? E' per quello che facciamo inglese solo 2 volte alla settimana, mica puoi prendere l'aereo tutti i giorni!". I bambini si danno delle spiegazioni: la maestra parla inglese perché viene dall'Inghilterra e non perché stiamo facendo una lezione di inglese. La lingua è comunicazione!

Ho nostalgia di quel periodo: i bambini mi hanno insegnato molto e li porto sempre nel mio cuore!

Hocus & Lotus


Come promesso, vi presento alcuni dei metodi più in voga nell'insegnamento dell'inglese nella scuola dell'infanzia.

Hocus & Lotus sono due dinosauri ed è il nome del metodo utilizzato nella scuola dell'infanzia di mia figlia per insegnare l'inglese.
Il laboratorio di inglese è proposto ai bambini medi e grandi quindi la mia tata comincerà l'anno prossimo ... nel frattempo però, da mamma orsa curiosona quale sono, mi sono già documentata!

Il motto di questo metodo è:

"Entrare in un nuovo mondo
per imparare una nuova lingua"

Si indossa la maglietta magica e in cerchio si recita la formula che catapulta i bambini nel mondo di Hocus & Lotus dove si parla una nuova lingua.
Il tutto è basato su un format narrativo costante che stimola l'interattività dei bambini con l'insengnante.

Se volete avere maggiori informazioni sul metodo Hocus & Lotus  http://www.hocus-lotus.edu/.

come insegnare l'inglese nella scuola dell'infanzia

Questi sono i principi base che ritengo indispensabili nell'insegnamento, altro discorso è invece quello che le mamme possono fare a casa (ne parleremo più avanti).

Dunque, chiedete a scuola, informatevi, e se venite a sapere che quando fanno inglese colorano fotocopie, fategli saltare l'ora di inglese! :-)


1. L'insegnante deve sapere l'inglese: 
... non è così scontato! L'insegnante dovrebbe essere madrelingua o con un'ottima conoscenza della lingua oggetto di studio. Mi direte, è così necessario? Tanto serve sapere solo qualche parola.
Sì, è necessario: non è che l'insegnante di matematica di prima elementare conosce solo i numeri fino a 20 perché gli altri non le servono!!!!!

2. L'insegnante deve parlare solo inglese: 
ci possono essere diversi espedienti per introdurre la lingua: l'insegnante parla sempre e solo inglese  oppure beve una pozione magica prima di cominciare, oppure il gruppo dei bambini entra in una stanza magica dove le parole cambiano.


3. L'insegnante deve seguire un metodo (qualunque esso sia) 
... parlerò più avanti dei diversi metodi 


4. Bisogna rispettare il "silent period" dei bambini:
nell'apprendimento delle lingue c'è il cosidetto periodo del silenzio nel quale il bambino difficilmente parla ma ascolta e mette da parte. E' come un neonato che per 9/12 mesi ascolta e poi improvvisamente inizia a sillabare e poi a parlare!


5. Non chiedere mai di tradurre:
i bambini non sono dei traduttori, c'è l'università per questo! I bambini capiscono la lingua dal contesto e non è necessario chiedere loro il significato di ogni singola parola!
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